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LA FRAZIONE DI OLIVELLA

di Simone Caringi

 

L’Olivella e la Valle di Clia: NOTIZIE STORICHE

 

La bellissima e paesaggistica Olivella è una vasta ed estesa frazione che si estende ad ovest di Sant’Elia Fiumerapido, racchiusa da una parte dal Rio Secco e dall’altra dalla via Sferracavalli che da Cassino conduce ad Atina.

L’altitudine è varia: va dai 458 m. della località Cisternuole ai 656 m. di Le Verdare, all’estremo sud. E’ un territorio ameno, ridente, ricco di sorgenti e ottimamente esposto ed aperto verso l’ampia valle del Rapido e del Liri.

Comprende le seguenti località: a nord CISTERNUOLE, CASALE LORETO, FORCELLUCCIA, LOCALITA’ PEDICATE, PRATOLUNGO, con la casa più antica detta CASARCIONE, PREPOIE, COSTA BELVEDERE. 

A sud SORGENTI MAGNESIACHE, SALAUCA, CAPOD’ACQUA, S. JANNI, CASALE, SANTA CROCE, CASETTE, MULINELLO, POZZACHE, VICENNE, INSERTO, SPINETO, VERDARA e LAGNARO.

Per comodità gli abitanti la dividono in tre zone principali, chiamando: Olivella la parte pianeggiante della frazione, laddove adesso sorge la chiesa di Santa Maria dell’Ulivo, Prepoie la zona alta ai confini con il comune di Belmonte Castello e Cisternuole quella montana, alle spalle del Santuario di Casalucense. Il nome Olivella piuttosto recente essendole stato dato nel 1700 a seguito della ricostruzione dell’attuale chiesa, ha uno stretto legame con questa chiesa e la tradizione popolare che l’accompagna da sempre. Fino ad allora la vallata che scende da Prepoie fino alla zona attualmente denominata Olivella, era conosciuta, da tempi remoti, con il nome di Valle di Clia, datole forse nel X secolo dai bizantini e che deriva da greco “ declivo scosceso ”, dove esisteva anticamente un villaggio, detto CASALE DELLA VALLE DI CLIA, poco lontano dalla chiesa di Olivella, nel quale abitavano undici famiglie libere per un numero di 690 anime, come riporta Marco Lanni nel suo libro (Monografia di S. Elia sul Rapido, 1873).

Ad Olivella l’antica Valle di Clia, già abitata da coloni romani sin dal I secolo a.C., sono ben riscontrabili resti dell’Antica Sferracavalli, vecchio tracciato della strada romana che da Casinum portava ad Atina, riaffiorano ancora ben visibili questi resti di strada fra i boschi ad Ovest della frazione in località Santa Croce.

Nei suoi pressi, precisamente nella zona ancora oggi chiamata le Capanne proprio dal tipo di costruzione delle case dell’epoca, si trovano resti del primo nucleo abitativo della futura Olivella.

Lungo l’Antica Sferracavalli fanno ancora bella mostra due ponti del passato denominati: “Il Ponticello” la cui tecnica di costruzione sembra proprio quella delle mura megalitiche e “Il Ponte Alvaro”, più importante, al confine del territorio di Olivella con quello di Belmonte Castello eretto sul fosso Cretone, costruito con una tecnica diversa dal primo ed è ad una sola campata. Fino ad una ventina di anni fa era ancora integro, costruito con blocchi calcarei lavorati e squadrati a regola d’arte e presentano nelle facce in vista un’accurata lisciatura ed un’ottima rifinitura degli angoli, formando un bel prospetto.

Percorrendo l’Olivella si resta ammirati di fronte alla perfezione barocca della bellissima chiesa di Santa Maria dell’Ulivo. Questa chiesa, a detta di tutti, la più bella di S.Elia, presenta un’imponente facciata con modanature e lesene in pietra;  si possono notare per la loro possanza in quattro nicchie disposte ai lati del portone centrale, le statue, partendo da sinistra ponendosi di fronte ad essa, di: San ISIDORO AGRICOLA, SANT'ELIA PROFETA, S. BENEDETTO ABATE E S. BIAGI VESCOVO MARTIRE. L’interno architettonico presenta una sola navata con sei archi laterali, tre per lato, con sei altari adornati di fini ornamenti di stucco di ordine corinzio. Su uno dei sei altari laterali campeggia un grande e pregevole quadro di Lorenzo De Caro, di probabile scuola Seicentesca Napoletana, raffigurante La visita della Madonna a S. Elisabetta. Era il 1592, come riporta la data scolpita sull’altare maggiore e sul quale è sormontata una teca in vetro contenente la statua lignea della Madonna dell’Ulivo, una delle più antiche della Diocesi di Montecassino, risalente probabilmente allo stesso XVI secolo. Vivaci i colori. La Vergine tiene con la mano sinistra il Bambino e con la destra un ramoscello d’ulivo. Il bambino benedicente sostiene con la mano sinistra il piccolo mondo sormontato da una croce. La chiesa è ben visibile in tutta la sua magnificenza, sulla sinistra dell’adiacente via Sferracavalli.

Marco Lanni nel 1873 la chiama Madre delle Grazie; Giuseppe Picano nel 1900 Santa Maria delle Grazie; Angelo Pantoni nel 1966 S. Maria dell’Olivella. Tutti i nomi comunque riportano alla stessa popolare tradizione per cui essa fu edificata: l’apparizione della Madonna su una pianta d’ulivo, sul finire del 1500, ad una pastorella muta. Leggenda, devozione, tradizione e storia si confrontano attorno alla chiesa dell’Olivella.

Fu appunto ad una fanciulla appartenente alla famiglia Cerrone, che apparve la Madonna, ed ebbe, in tale occasione la grazia di riavere l’uso della parola, ed alla quale la Vergine impartì un comando che corse subito ad eseguire, quello di andare ad invitare l’Arciprete di S. Elia a recarsi in processione col Clero e con la popolazione sul luogo dell’apparizione, dove con immenso stupore vi trovarono una statua della Vergine su di un albero d’ulivo. Fu eretta attorno al luogo dell’apparizione una cappella (in corrispondenza dell’attuale altare), la quale acquistando via via molte rendite, non si attese molto ad edificarvi una Chiesa, durante la cui costruzione avvenne che ogni qual volta venivano elevati i muri, di notte tempo per ben due volte i muri caddero. Fino a quando la terza volta i muratori si avvidero che dall’ulivo dove era apparsa la Madonna fuoriuscivano delle formiche che andavano a formare un rettangolo. Gettarono lì le fondamenta secondo quel disegno e la chiesa fu edificata.

Fu inaugurata e benedetta il 29 Aprile del 1711 dal Padre Vicario Generale della Dicesi di Montecassino, Don Desiderio Mazzei, dal 1726 al 1745 prese forma come la vediamo oggi, su disegno probabilmente dell’architetto napoletano Arcangelo Guglielmelli. Da allora vi si cominciò a celebrare una grande e solenne festa in onore di S. Maria delle Grazie, il lunedì dopo la Pentecoste che forse fu il giorno dell’apparizione, da diversi anni spostata ormai alla prima Domenica di Agosto, in onore di S. Maria dell’Ulivo.

I primi documenti che parlano di questa chiesa risalgono al 1534 (inventario di Montecassino), dove vengono elencati i beni posseduti da Montecassino alle Vicenne, con i terreni situati a sud della frazione, tra i quali viene citata una cappella, primo nucleo della futura Olivella.

 

Per la chiesa di Olivella la più antica menzione è del 1555 (registro delle visite pastorali dell’Abate Isidoro Mantogazzi). Troviamo pure ricordata detta chiesa il 12 Febbraio 1557. Dal 1566 venne affidata ai Padri Agostiniani e dal 1576 ai Serviti che vi restarono fino alla fine del secolo per poi essere ceduta dal 1609 alla custodia di un eremita.

Nella valle dell’Olivella, comunque sin dal X - XI secolo, già esistevano due chiesette: quella di S. Benedetto in Clia nella parte alta detta oggi Prepoie, ai confini fra i territori comunali di S. Elia e di Belmonte Castello, dove oggi scorre un torrente chiamato proprio “Fosso della Chiesa”, e quella di S. Isidoro Agricola, nella parte pianeggiante della valle, laddove adesso c’è la chiesa di S. Maria dell’Ulivo.

Ancora leggenda e tradizione avvolgono la figura di  S. Isidoro Agricola, il Santo madrileno protettore dei contadini.

E’ voce popolare che la statua di questo Santo appartenesse all’antica Cappella dell’Olivella, fino a quando, una notte tempestosa la piena del vicino torrente Rio Secco travolse e trasportò  a valle, fino all’allora S. Germano oggi Cassino la statua del Santo. I sangermanesi non vollero restituire la statua, come se la natura gli avesse fatto un sacro dono. In cambio però si assunsero l’obbligo di ricondurre in processione all’Olivella la statua di S. Isidoro con spighe di grano nuovo in mano, una volta all’anno, la prima Domenica di Maggio; con la condizione di lasciare il territorio santeliano con la statua del Santo prima di mezzogiorno, pena la sua restituzione agli abitanti dell’Olivella. In tale occasione avvenivano contrasti fra i fedeli: quelli di Cassino affrettavano il passo per ritornare in tempo, quelli dell’Olivella frapponevano sul loro percorso ogni sorta di ostacolo per rallentare la marcia dei loro “avversari”  e ritornare in possesso della statua del Santo.

 

Sempre per voce popolare, si narra la storia in cui viene attribuito a S. Isidoro il miracolo di aver fatto sgorgare l’acqua dalla roccia in località Pisciacquaro. Si racconta che, Egli, mentre  lavorava in un campo con dei buoi, per dissetare questi ultimi, diede un colpo con la veria sulla roccia facendo fuoriuscire così l’acqua che ancora oggi viene utilizzante dagli abitanti della frazione.

Molto importante è l’altro Santuario di Nostra Signora delle Indulgenze, assai più noto oggi sotto il nome di Casalucense, dove dimorano attualmente i frati Francescani.

L’interno architettonico e pittorico ha del grandioso, per gioco di volumi, per proporzioni, per colorazioni. Gli affreschi del Bizzoni ricoprono gran parte delle pareti, con un ricco ciclo pittorico dedicato alla Madonna. I predetti affreschi furono terminati nel 1960. Fu restaurata ed ampliata secondo l’attuale struttura tra il 1860 e il 1865 e affrescata inizialmente dal noto pittore santeliano Enrico Risi. Nel Santuario è custodita la statua della Vergine col Bambino  attribuita ad artista del Trecento.  La Madonna di Casalucense viene venerata con una solenne festa due settimane dopo Santa Pasqua, in tale occasione nel passato i pellegrini vi si recavano in processione da ogni parte seguendo un antico percorso tutt’ora esistente, che dalla “sora” dell’Olivella percorrendo via Chiave Gelarde (calcara), attraversa via Forca d’Acero e s’inerpica sulla Costalunga, lungo un sentiero chiamato in gergo “la cmntara”, alla cui estremità si trovano tutt’oggi due Cappelle Votive, una delle quali riporta scolpita la data della sua costruzione, 1891.

Sulle colline nei dintorni di questo Santuario sono ancora in buono stato e ben visibili i resti di possenti Mura Poligonali, risalenti al V o IV secolo a.C. precisamente in località Costalunga.

Lungo il tratturo che costeggia il torrente Prepoie, si nota fra gli anfratti dello stesso torrente un enorme ed arcaica Ara Sacrificale di memoria osco-sannita.

 

Ed ancora sempre fra i colli di Casalucense, resta un’Epigrafe Latina, scolpita su una roccia a circa 300 m. più a monte del Santuario. Questa epigrafe è composta da una cornice, incastonata al centro di una roccia, larga cm. 110 ed alta cm. 80 e nel suo interno è stata incisa la seguente scritta:

NVMPHIS AETER

NIS . SACRVM

TI . CL . PRAEC . LIGAR

MAGONIANVS . PER

PRAECILIVM . ZOTICVM

PATREM . AQVA INDVXIT

 

Il nome è quello di un liberto, e la sigla TI. CL (Tiberius Claudius) fissano un termine per la datazione del manufatto, per il quale non si può quindi risalire, più addietro dell’età dei Claudi; l’opera anche per i caratteri epigrafici dell’iscrizione, fanno pensare al I sec. d.C. come periodo della sua realizzazione.

Dobbiamo dire che le interpretazioni su questa epigrafe sono state diverse nel corso degli anni: una di queste ipotizza che tale iscrizione doveva riferirsi ad una sorgente che si trovava nel bosco di Casalucense nei pressi dove oggi Essa è ubicata. Questa interpretazione va a contraddire quella più diffusa e conosciuta, per cui, essa fu incisa per commemorare il passaggio della condotta dell’Acquedotto Romano che portava l’acqua da Valleluce all’antica Casinum.

 

Un’altra epigrafe di cui non si hanno più notizie, fu rinvenuta nel 1865 in località Salauca, simile a quella di Casalucense, risalente anch’essa all’epoca dell’Imperatore Claudio (41 – 54 d. C.) e riportata nel Corpus Inscriptionum Latinarum con il numero X5163.

Infine nel Luglio del 2004, precisamente in località Prepoie  di Olivella  è stata ritrovata  casualmente un'altra Epigrafe del valore storico-archeologico rilevante, scolpita su una roccia a forma di parallelepipedo lunga 130 cm., larga 100 cm. e dello spessore di 30 cm.. la lettura della sua iscrizione dovrebbe essere:

 

M – OBVLTRONIVS – CVLTELLVS

PREAF – FABR – DIVI – CLAVDI

IVSSV

CAESARIS – DEDICAVIT

 

Presso i Romani vigeva l’uso, che nell’attraversare la proprietà privata, per la costruzione delle opere di pubblica utilità gli espropriati anziché essere pagati, venivano beneficiati da una epigrafe eretta sul territorio interessato. Evidentemente l’epigrafe riportata alla luce in località Prepoie, doveva essere stata lasciata quale segno di riconoscenza al proprietario per l’attraversamento del suo terreno. Essa fu eretta nei pressi del cunicolo dell’Acquedotto Romano che approvvigionava l’antica Casinum dell’acqua potabile, che risale al tempo dell’Imperatore Claudio.

In questo luogo, in quel tempo doveva esistere una villa che certamente apparteneva a Obultronuius Cultellus, e doveva essere un cavaliere ex legionario dell’esercito di Cesare poiché nel 42 a.C. nella deduzione dei legionari tenuta a Casinum, Giulio Cesare assegnò ad ognuno di essi la estensione della terra demaniale, ove essi costruirono la propria villa. Infatti Giulio Cesare, per essere eletto console non avendo un corpo elettorale, ricorse all’aiuto dei cavalieri di Crasso e di Antonio, promettendo loro, che una volta divenuto console ad ognuno di essi nell’atto del congedo avrebbe assegnato  un lotto di terra demaniale.

In seguito nel 744 l’Abate Gisulfo, nel delimitare i confini della terra donata al Monastero di Mantecassino la “Terra di San Benedetto” usò l’epigrafe di Prepoie quale termine di confine “Preta Scriptam”.

Molto antico doveva essere il mulino, ormai chiamato comunemente anche sulle carte “Il Mulinello”, che sorge sul L’Acqua Nera, proprio nel punto in cui il corso d’acqua prende il suo nome. Sulla chiave di volta dell’arco di pietra della porta vi è la scritta:

 

1598

T PASCHLE

HOC FECI

 

Da cui si evince che tale mulino fu edificato nel 1598. Ma si ritiene che certamente fu precedente di alcuni secoli, visto che viene menzionato in alcuni registri il 13 Giugno 1250.

L’Acquedotto Romano risalente al I sec. d.C., massima espressione ingegneristica dell’epoca e più volte citato in precedenza, con un percorso di 22 Km. partiva dalle sorgenti di Valleluce e passava per gran parte del suo tragitto per l’Olivella attraversando interamente il perimetro delle montagne che la circondano, ancora oggi sono ben visibili i resti sopra il Santuario di Casalucense, sul Monte “Costalunga”, a ridosso del “Fosso Cretone”, sul “Colle Belvedere” e infine sul “Casale”.

 

Questa raccolta di notizie è stata fatta da Simone Caringi attraverso lo studio di: libri, reperti archeologici, bellezze artistiche e racconti delle persone più anziane, memoria storica di un paese.

I Libri sono: Sant’Elia sul Rapido, 1873 di Marco Lanni; Sant’Elia Fiumerapido ed il Cassinate di Benedetto Di Mambro; La Frazione di Olivella,  2007 di Giovanni Petrucci; Il Santuario di Casalucense, 2008 di Giovanni Petrucci.

 

 

Chiesa di Santa Maria dell’Ulivo (Santa Maria delle Grazie)
Per maggiori approfondimenti: Giovanni Petrucci La Frazione di Olivella in Sant’Elia Fiumerapido.
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