SANTA MARIA PALOMBARA
è una chiesa sita sulla via che da Sant’Elia va a Valvori
in una zona dell'abitato di Sant'Elia Fiumerapido che
già nel 1232 era nota come «loco qui vocarur
Palabara» (1). Ha una struttura architettonica
semplice, di modeste dimensioni a forma
quadrangolare (metri 6,40 per 4,30).
La cappella, di
proprietà privata, da tempo versava in uno stato di
completo abbandono. Del Piccolo edificio
Monoabsidato a navata unica non rimanevano che le
rovine dei muri perimetrali che erano ricoperti
dalla vegetazione che ne invadeva anche l'interno.
La figura della Vergine l'unica ancora parzialmente
conservata e i frammenti di affreschi superstiti che
si concentrano essenzialmente nell'abside dove è
ancora possibile ravvisare l'esistenza di cinque
pannelli con immagini di santi erano in pericolo.
Grazie ad
un cospicuo contributo economico privato di "Frank Arciero"
(California), si è
provveduto a ristrutturare la struttura in modo tale da
preservarne almeno i resti.
La Cappella, le cui origini si fanno risalire al
sec. XII, era una dipendenza del Monastero di
Sant'Angelo di Valleluce (2). Morto l'ultimo Abate,
nel 1379 divenne patronato del nobile Gentile da
Gallinaro che aveva il diritto di eleggervi e
nominare il rettore, per poi presentarlo all'abate
pro-tempore (3).
In una visita
pastorale del 1565, in cui risulta beneficio di
Annibale
«De Ascanio» è elencata insieme ad un gruppo di
chiese definite rurali (4). Agli inizi
dell'Ottocento la cappella, che già non aveva più le
pitture originarie dell'abside, subì un intervento
di restauro per potervi celebrare la messa il giorno
dell'Ascensione.