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Santa Maria Maggiore

di Vincenzo Savelli

 

La chiesetta romanica di Santa Maria Maggiore, vero scrigno d’ arte nella valle del Rapido, si trova a circa un chilometro a nord del centro abitato di Sant’ Elia Fiumerapido ed è facilmente raggiungibile tramite una comoda strada asfaltata proprio in località Santa Maria Maggiore.

Le prime notizie sulla chiesa si hanno a partire dal XIII secolo e non vi è da dubitare che proprio in quel secolo essa fosse stata costruita dai monaci benedettini del Monastero di San Michele Arcangelo in Valleluce (altrimenti detto solo S. Angelo in Valleluce), non essendovi altrove altri riferimenti anteriori che possano farne  supporre l’ edificazione in secoli precedenti. E’ vero che  il Monastero di Valleluce fu fatto costruire nell’ VIII secolo, attorno all’ anno 798, dall’ abate Gisulfo di Montecassino e che lo stesso ospitò nel X secolo, dal 980 al 994, per desiderio dell’ abate Aligerno di Montecassino, 60 monaci basiliani di rito bizantino guidati dal futuro S. Nilo di Rossano Calabro e dal suo fido seguace e continuatore della sua opera, fino alla costruzione dell’ ancora esistente grandioso Monastero basiliano di Grottaferrata, il futuro S. Bartolomeo Abate, ma della chiesetta di Santa Maria Maggiore, in quel periodo non si hanno notizie alcune.

E' assai probabile, invece, che questa chiesetta fu fatta costruire proprio nel XIII secolo dall’ abate Landolfo (1), altrove chiamato Adenolfo (2), di Montecassino, secolo che Marco Lanni definisce  “il più splendido per Sant'Elia” (3), quale stazionamento per chi da Montecassino voleva recarsi a Valleluce, attraverso l’ antico tracciato della via romana che di lì passava, proveniente dal ponte di Sant’ Elia Vecchio ed abitandovi, in un locale annesso, un monaco eremita. D’altra parte, già nel 1239, avendo l’ imperatore Federico II  scacciato i monaci benedettini da Montecassino, gli stessi si ritirarono a vivere fino al 1266 (per ben 27 anni) proprio nel Monastero di Valleluce, che  era all’ epoca molto grande  ed importante, tant’ è che, proprio in quel secolo ed esattamente nel 1225, l’ abate Landolfo (o Adenolfo), l’aveva fatto restaurare, ingrandire ed arricchire, reintroducendovi il rito latino (4) al posto di quelli bizantini importativi dai basiliani di S. Nilo.

Da qui la nostra propensione a ritenere fondata la tesi della edificazione della chiesa di Santa Maria  Maggiore proprio in quel periodo. D’ altronde, anche gli affreschi parietali della chiesa ed il meraviglioso pavimento musivo sono riferibili ai secoli XIII e XIV, anche se, per quanto riguarda gli affreschi, studi del 1839 e del  1853, come ci riferisce sempre Marco Lanni (5), li datano ai XIV e XV secoli. Gioiello d’arte benedettina, come dicevamo, la chiesa di Santa Maria Maggiore, di cui alcuni storici scrivono che in origine si chiamasse Santa Maria de Maione e che oggi sovrasta, ben posta, da un piccolo colle con un largo piazzale, l’ omonima ridente contrada, al cui lato sinistro scorre il Rio Valleluce e nel  bosco adiacente sgorgano sorgenti di acqua ferruginosa, contiene preziosi affreschi parietali, raffiguranti  soprattutto Madonne che allattano ed i Santi Sebastiano, Michele e  Benedetto.

Su una parete alla sinistra dell’altare è raffigurata anche una donna con la testa coronata e  contornata dalla scritta in caratteri franchi  “Margarita”: forse la regina Margherita, moglie di Carlo I d’ Angiò, all’epoca (XIII secolo) Re di Napoli, come suppone Marco Lanni (6). Forse un omaggio  dei santeliani alla Regina, per aver intercesso presso il marito perché l’ abate di Montecassino non infierisse troppo contro di essi a seguito di una sommossa avvenuta proprio a Sant’ Elia nel 1273 a causa delle tasse da pagare all’ abbazia di Montecassino e che i santeliani ritenevano troppo onerose. Prezioso e  forse unico nel cassinate e non solo, l’ altare maggiore dipinto con figure di Santi e di un angelo con cartiglio, nei suoi lati laterali ed in quello posteriore. Di pregevole valore anche il pavimento musivo del Presbiterio, composto di tessere policrome di tipo cosmatesco, anch’ esso del XIII secolo e non del XII, come altrove scritto (7).

 

Riferibili al XIV secolo sono, invece, gli affreschi della lunetta sovrastante la porta laterale d’ ingresso e raffiguranti la Madonna con Bambino fra San Benedetto e San Michele. La chiesetta, tipicamente in stile romanico, con l’ abside concava e sporgente a semicerchio all’ esterno, presenta il soffitto a trabeazioni lignee ed aveva il campanile sul lato opposto all’ abside, oggi, però, ridotto ad un rudere dopo i bombardamenti aerei dell’ ultima guerra. Diversi sono i reperti di epoca romana lì nei pressi o nella chiesa stessa rinvenuti, a testimonianza di un antico insediamento romano in zona: un pezzo di frontone in stile corinzio, dal 1975 conservato nel Palazzo Municipale di Sant'Elia; un pezzo di colonna scanalata verticalmente ed un semi orcio in pietra, anch’ esso scanalato verticalmente e che, oggi, composti assieme, fungono da acquasantiera all’ interno della chiesa.

 

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Bibliografia

 

(1) Luigi Fabiani : La Terra di S. Benedetto, Isola del Liri 1950

(2) Giuseppe Picano : Notizie intorno al Santuario di Nostra Signora delle Indulgenze in S. Elia sul Rapido, Cassino 1900.

(3) Marco Lanni : Monografia su Sant’ Elia sul Rapido, Napoli 1973

(4) Giuseppe Picano : op. cit.

(5) Marco Lanni : op. cit.

(6) Marco Lanni : ibidem

(7) Sito Internet : www.cassino2000.com  

 

Fonte: www.santelia.net

 

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