i sanniti

 

di Vincenzo Savelli

 

www.comune.santeliafiumerapido.fr.it

 

Chiarissimo fu l’insediamento dei Sanniti nella Valle del Rapido. Popolazione italica che secondo la tradizione deriva dalle popolazioni Sabine, del gruppo etnico e linguistico umbro-sabellico originarie dell’Appennino centrale, dove si dedicavano prevalentemente alla pastorizia e a un’agricoltura primitiva. Questa popolazione montanara era formata dall'unione di quattro tribù, come spesso elencano gli scrittori antichi: i Pentri, i Carecini, i Caudini e gli Irpini. In seguito, forse con la nascita della Lega Sannitica intorno alla metà del IV secolo a.C., altre tribù stanzianti nell'Italia centrale si unirono ad essi. Tra queste i Frentani. La tribù che costituiva il cuore del popolo sannita era quella dei Pentri, che popolava il centro del Sannio nel territorio compreso tra la catena montuosa delle Mainarde a nord ed il massiccio del Matese a sud.

 

Quinque adeo magnae positis incudibus urbes

tela novant, Atina potens, Tiburque superbum,

Ardea Crustumerique et turrigerae Antemnae"

 

Alla fine del I sec. a.C. il poeta romano Virgilio ricorda, per prima, tra le cinque città del Lazio alleate di Turno contro Enea, Atina, definendola potens (1). Anni di ricerche e di studi archeologici condotti ad Atina e nei territori circostanti hanno offerto la verosimile chiave interpretativa del passo virgiliano. I monti della Meta, che chiudono ad est la Valle di Comino di cui Atina è ancora oggi il fulcro topografico, presentano affioramenti e tracce di questo popolo su tutto l'arco da Picinisco, Settefrati, San Donato Val di Comino, Alvito, Sant’Elia Fiumerapido fino a Campoli Appennino.

 

si trovano inoltre tracce di antichi sfruttamenti di limonite al vallone di Canneto ed a Picinisco testimoniano la presenza di miniere, fondamentali per il metallo necessario alla fabbricazione delle armi. Anche se poi diventate fiorenti città e territori sotto la dominazione romana  ma era ancora vivo il ricordo della sua forza e della sua tenacia nella lotta contro Roma sia durante le guerre sannitiche sia durante le guerre sociali. E' logico quindi che Virgilio trasponga ad epoche più remote la realtà a lui più vicina, identificando con "Atina", tutta la popolazione che viveva nella zona, resa potente dalla possibilità di fabbricare le armi.

 

I sanniti conservavano quindi la tradizione dei sabini: infatti in occasione di un Ver Sacrum, pare che una giovane generazione di sabini avrebbe abbandonato il proprio territorio e avrebbe dato origine ai sanniti propriamente detti.  Il Ver Sacrum denominazione latina di un importante voto pubblico, (primavera sacra) era una manifestazione divinatoria tipica delle popolazioni italiche che esprimevano in circostanze di particolare gravità. Per i Sanniti era basata su emigrazioni forzate anziché immolare le vittime umane, le si allontanavano, fatte adulte dalla città in modo che ne seguisse la fondazione di una nuova colonia (2).  A compiere questo genere di migrazioni dovettero essere i Sanniti che insidiarono le nostre aree favoriti dalle ampie aree pianeggianti al di sotto dalle pendici delle impervie montagne delle Mainarde. Caratteristica di questa popolazione era infatti quella di impadronirsi degli sbocchi o sul mare o nelle vallate; da la attaccavano e razziavano le aree e le città sottostanti, sempre pronti, in caso di pericolo, a rifugiarsi tra i monti dell’interno, poco accessibili agli eserciti avversari (3). 

 

 

Questo popolo guerriero, sfruttò al massimo le miniere di ferro di Monte Meta, per forgiare armi. Per questo motivo fortificarono saldamente le città conquistate,  in vari  punti strategici a guardia della valle del Rapido e le gole del Rio Secco. Quest'area  che va dai colli di Casalucense nei pressi di Sant'Elia e quindi nelle zone di Valleluce e monte Cifalco, testimoniato dalle presenza delle Mura Poligonali Sannitiche.

A tale proposito si fa constatare che proprio questa particolare morfologia del nostro territorio, si adattava a quello ideale sannita (guerrieri-pastori), andando così a edificare roccaforti difficili da insidiare. Tutto ciò permise per molto tempo al popolo che l'abitava di controllare una gran porzione della Ciociaria che va da Casinum ad Atina fino a Cominium.

 

 

Guerriero sannita - Museo
Archeologico Nazionale di Napoli (*)

 

 

 

 

 

 

 

Bello non abstinebant: adeo ne infeliciter quidem defensae libertatis taedebat et vinci quam non temptare victoriam malebant.

 

 

 

 

 

Non fuggivano la guerra: erano così lontani dallo stancarsi di una difesa anche senza successo della
loro libertà, che preferivano essere conquistati piuttosto che rinunciare a sforzarsi di vincere.


(Tito Livio, X, 31.14)
(4)

 

In questi ultimi anni si è discusso e scritto molto sulla storia dei Sanniti. Molti studiosi tra cui il grande esperto per eccellenza il canadese E. T. Salmon ma anche da parte di  molti studiosi locali come Pistilli, Vizzaccaro, Iacobelli, Mancini, Coletta, Di Mambro, ecc…, dal 1972 ad oggi si sono alternati in dibattiti anche accesi sulle collocazioni geografiche delle città sannite di  Amiternum e Aquilonia , che insieme a quelle di Cominium e Duronia vengono citate da Tito Livio (4) in stretta relazione alle battaglie sanguinose tra l’esercito sannita e quello romano che si svolsero proprio in queste aree. Questo dibattito molto affascinante, contornato da molte certezze lascia però molti dubbi ed incertezze.

Studiando e rileggendo tutto il materiale cartaceo esistente sui sanniti si ha come l'impressione che manchi qualcosa, quindi  voglio porre una diversa ma singolare ricostruzione storico-geografica partendo non da supposizioni o ipotesi stravaganti, bensì invece proprio della recente scoperta fatta nel 1992 da parte di Sabatino Di Cicco, di estesi tratti di mura Poligonali (diverse tra loro) sulle alture di Costalunga e di Campopiano, in territorio santeliano.

 

Da un' attenta analisi si  può quasi affermare con certezza che proprio in quell'area vi è stato un insediamento Sannita. La domanda allora sorge spontanea: come era organizzata la nostra città di Amiternum? Gli storiografi  in questione hanno affrontato quest'aspetto quasi sorvolandolo, invece secondo la mia modesta esperienza, è forse di  fondamentale importanza per capire come fosse costituita la tribù locale.

Sappiamo che i Sanniti preferivano che fosse la comunità tribale, cioè il popolo col proprio territorio, le città ed i piccoli centri abitati, la base del sistema politico.

L'unità politica al di sotto del Touto era il pagus, una sottounità amministrativa che non era una città ma un distretto di estensione variabile che poteva a sua volta includere centri abitati. Amiternum faceva parte del Touto dei Carecini.

 

 

Organizzazione delle roccaforti sannite (*)

 

 

La città ubicata in pianura era chiamata vicus ed alcune volte era fortificata, era munita cioè di spesse mura perimetrali con torri e porte vigilate. Quella delle zone montagnose era chiamata oppidum ed era quasi sempre fortificata. I Sanniti erano una popolazione che, prima delle guerre contro Roma, vivevano in vicus di pianura o di mezzacosta. Alla seconda metà del IV secolo a.C. sono databili, invece, quasi tutti gli oppidum o fortificazioni esistenti nel territorio del Sannio (5). Questa nuova fase edificatoria avvenne proprio in concomitanza con lo svolgersi delle guerre sannitiche, un vero e proprio arroccamento dovuto ai cruenti scontri con i Romani. Non a caso abbiamo voluto con forza ribadire questo aspetto per cercare di capire la struttura sannita della zona. Di solito queste fortezze, con mura alte più di tre metri e spesse mediamente più di un metro, cingevano la cima di montagne già di per se difficili da salire. Le mura, costruite in opera poligonale, raggiungevano in alcuni casi i sei o sette chilometri di lunghezza. L'area all'interno di questi luoghi fortificati era adibita al ricovero delle genti, delle merci ed in particolar modo degli armenti, cioè la prima cosa che veniva ad essere requisita dagli eserciti romani per sfamare le proprie truppe. In questo modo i Sanniti, oltre a custodire il fulcro dell'economia dell'epoca, toglievano ai nemici il metodo sicuro per procurarsi un facile sostentamento. Né i vici né gli oppida avevano vita politica a se stante, dipendendo sempre dall'organizzazione territoriale del pagus di appartenenza. Il pagus era quindi un distretto semidipendente che si occupava di questioni sociali, agricole e sopratutto religiose. Attraverso di esso avveniva il reclutamento militare. I suoi membri si riunivano in assemblea dove approvavano leggi locali ed eleggevano i propri rappresentanti nel consiglio del Touto. Durante l'epoca della loro storia, i Sanniti annoverarono quattro Touti fondamentali, quello dei Pentri, dei Carecini o Carricini, degli Irpini e dei Caudini, ed in seguito furono ampliati con l'annessione dei Frentani. Dagli studi di queste mura, dall’aspetto morfologico, della loro posizione geografica farebbe pensare che quasi sicuramente Amiternum era un oppidum. Ma qualche dubbio rimane caratterizzato dalla presenza dell’area sacrificale (che solitamente era tra i boschi, e lontana alcune centinaia di metri dal centro urbano) internata nelle mura di cinta. Ora potremmo pensare o che sia stata internata dalla costruzione di mura di sucessiva generazione o che sia un pagus vero e proprio. E' chiaro allora che la nostra Amiternum era luogo strategico e quindi tappa obbligata da conquistare da parte dei i romani.

 

Bibliografia

 

(1)   Virgilio., Aen., VII, 629-631

(2)   N. Turchi, La religione di Roma antica, Bologna 1939.

        Cit.anche in G. Devoto, Gli antichi Italici 2 edizione, firenze 1951.

        Cit.anche in E.T. Salmon - Il Sannio ed i Sanniti, G. Einaudi Editore - Torino 1985.

        Cit.anche in J. Watmough, The Foundations of Roman Italy, Londra 1937.

        Cit.anche in J. Heurgon, Recherches sur l’historiela religion et la civilisation de Capoune préromaine,  Parigi 1942.

(3)   Paolo Aziani Marisa Mazzi. I secoli antichi1.  La Nuova Iatalia Editrice, Firenze 1994.

(4)   Tito Livio. Libro X, 31.14.

(5)   www.sanniti.info

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Reference map for Samnium- The Historical Atlas by William R. Shepherd, 1911 - William R. Shepherd