la terza guerra sannitica

di Vincenzo Savelli

 

www.comune.santeliafiumerapido.fr.it

 

Rifugiatisi tra le loro montagne, i Sanniti dopo Sentino si riorganizzarono per l'inevitabile scontro con gli eserciti di Roma che, in modo inesorabile, sarebbero arrivati per soggiogarli e conquistare l'intero loro territorio. La città di Amiternum era il passaggio obbligato da Casinum per Atina ed era anche un punto strategico di difesa dagli attacchi dei romani. Roma infatti stava preparando contro i Sanniti le manovre e le azioni per arrivare ad una soluzione finale e definitiva per cacciarli dai quei valichi di montagna per liberarsi la strada di congiungimento con le proprie colonie pugliesi e lucane. Fino alla fine del 294 a.C. i Sanniti, sempre arroccati tra le loro montagne, cercarono di spezzare quella morsa che i Romani avevano rafforzato per controllare, questa volta in modo meticoloso, il territorio del Sannio. Diverse e repentine furono le incursioni sannite nelle terre dei Falerni e degli Aurunci. I guerrieri sanniti avevano creato una linea di sbarramento  tra la valle del comino e Venafro, a difesa dei loro entroterra e delle loro città più importanti; Amiternum (tra i monte Cifalco e le colline del Rio Prepoie) sentinella di valico tra Casinum per Atina.

 

La II e IV Legione romana, comandate dal console Volumnio Flamma che si era tenuto fuori dalla battaglia di Sentinum ed a guardia del territorio a sud del Lazio, ebbero scontri cruenti con le schiere sannite tanto che solo con l'aiuto delle legioni di Appio Claudio Cieco, rinforzatesi con nuove leve, riuscirono ad evitare una catastrofica disfatta.

Oltre ad impegnarsi in opere di contenimento nei territori confinanti con il Sannio, i Romani si prodigarono ad annientare le forze ribelli degli Etruschi ed degli Umbri che ancora imperversavano nelle rispettive aree di provenienza, chiudendo quel corridoio attraverso cui si erano stabilite le relazioni di alleanza tra i vari popoli italici. I Sanniti, ormai consapevoli dell'imminente invasione romana, impiegarono tutte le loro forze e il loro ingegno per difendere le loro ultime roccaforti. Prepararono ed organizzarono la dura lotta di posizione, mobilitando tutti gli uomini a loro disposizione ed equipaggiando con nuove "fulgide" armi un corpo speciale di guerrieri, la Legio Linteata (6).Molti studiosi dei sanniti affermano che parte della Legio Linteata poteva trovarsi proprio nella valle del Rapido, perché in rapporto alle uccisioni che avvennero in quel periodo direttamente negli accampamenti delle truppe consolari romane poste a controllo del territorio del Fiume Liri, questa legione sannita doveva essere nella possibilità di compiere sorprendenti azioni rapide e molto cruenti (7). Nel 293 a.C. i Romani erano ormai i dominatori di tutte le popolazioni schieratesi contro di loro durante la "Guerra delle Nazioni", potendo così organizzare, con tutte le loro forze, l'assalto finale al Sannio.  

 

La valle del Rapido: centro della battaglia per la conquista di Aquilonia

 

Come sopra supposto la 3° guerra sannitica vede il territorio della valle del Rapido al centro di sanguinose battaglie. Infatti il grosso delle forze romane concordate le linee base dell'azione,  si mosse alla volta del Sannio, sia partendo dalla valle del medio Liri, avendo la loro base ad Intermna Lirenas, sia da Teanum Sidicinum, nella Campania Settentrionale. Le roccaforti sannite di Cominium ed Aquilonia erano l'obiettivo principale, le difese occidentali nell'area di Aesernia dove si era organizzato il grosso della Legio Linteata

 

Ipotesi sullo svolgimento della battaglia di Aquilonia (293 a.C.)

tratta da www.Sanniti.info.it e modificata con gli attuali aggiornamenti 

 

I puntini blu indicano il tragitto percorso da Spurio Carvilio Massimo,
i puntini rossi indicano il tragitto di Lucio Papirio Cursore

I puntini gialli indicano il percorso dei Sanniti rifugiatisi a Bovianum.

 

Tito Livio, scrive che il Console Romano Spurio Carvilio, partito con le sue due legioni da Interamna Lirenas Succasina "Profectus in Samnium vi cepit   Amiternum", muovendo da Interamna Lirenas (e non dall’umbra Interamna Nahars) verso nord lungo il fiume Rapido oltrepassò Casinum, invase e saccheggiò la città sannita di Amiternum, che fino ad allora era stata una spina nel fianco per gli eserciti romani. Guardando la cartina si riesce facilmente a capire che una volta conquistata Amiternum il varco era oramai fatto e le porte per gli eserciti romani si erano aperti. Amiternum era il punto cardine da conquistare infatti poi Spurio Carvilio risalì nella gola di (Capodichino) devastò tutta la zona di Atina e si fermò nei pressi delle mura di Cominium. foto Gola di Atina.

 

 

«Caesa illo die ad Aquiloniam Samnitium mila viginti trecenti quadraginta, capta tria milia octingenti septuaginta, signa militaria nonaginta septem.»

 

 

«In quella giornata intorno ad Aquilonia i sanniti ebbero ventimila e trecentoquaranta morti; i prigionieri furono tremilaottocentosettanta, le insegne militari conquistate novantasette [...]»

 

Tito Livio, Ab Urbe condita libri, X, 42, Mondadori, Milano, trad.: C. Vitali

 

Contemporaneamente l'altro console Papirio Cursore, figlio dell'omonimo console che combatté i Sanniti vent'anni prima, mosse dalla Campania settentrionale e oltrepassando il massiccio del Matese, devastò e saccheggiò Duronia e pose in assedio Aquilonia.

Avendo così accuratamente sincronizzato le loro azioni, i due consoli si trovarono a circa trenta chilometri l'uno dall'altro, mantenendosi in contatto con messaggeri. Così decisero di attaccare lo stesso giorno, sia contro Cominium che contro Aquilonia. L'esercito di Papirio Cursore si scontrò con le difese imbastite dalla Legio Linteata schierata ad Aquilonia, mentre Carvilio Massimo impegnò a fondo le sue truppe per espugnare Cominium. I combattimenti furono così cruenti che si protrassero per l'intera giornata fino a tarda notte. Alla fine, espugnate ambedue le roccaforti, si contarono più di cinquantamila morti lasciati sul campo. I guerrieri superstiti della Legio Linteata trovarono rifugio a Bovianum, dove organizzarono un estremo tentativo di difesa (8).

 

Quella romana fu una grande vittoria, da cui tanta gloria derivò ai consoli tanto da rendere i loro nomi ricordati dalle generazioni successive. La razzia effettuata nelle città sannitiche espugnate fu tale da permettere a Spurio Carvilio Massimo di erigere, sul Campidoglio, una statua di bronzo raffigurante Giove tanto imponente da essere visibile fin dai Colli Albani. Fu un successo tanto decisivo quanto celebrato. L'aver espugnato il sistema di fortificazioni della regione di Aesernia significò l'aver annientato le difese del più cruciale dei confini del Sannio. I consoli decisero di sfruttare così la situazione. Rimpinguate le schiere con nuovi rinforzi, Papirio Cursore si spinse nella valle dei Pentri (l'area alle falde orientali del Matese, attraversata dal tragitto del tratturo Pescasseroli - Candela) dove, in un attacco particolarmente cruento, riuscì a conquistare la roccaforte di Saepinum. Le truppe di Carvilio Massimo si spinsero nel Sannio settentrionale procedendo ad un'azione sistematica di assoggettamento, conquistando Velia, Palumbinum ed Herculaneum, le roccaforti a guardia del territorio di Aufidena. Le azioni degli eserciti romani si conclusero con l'arrivo dell'inverno.

 

L’epilogo della 3° guerra sannitica ci viene fornito in maniera molto esauriente dallo studioso per eccellenza dei sanniti E. T. Salmon (9) il quale descrive appunto in maniera quasi perfetta la fine del bellicoso evento ma sorvola l'aspetto sociale del nuovo dominio romano da parte delle dei nostre genti. Infatti la fine delle ostilità e il dominio romano dovettero essere per sanniti una dura e umiliante esperienza. Queste vicende cambiarono così profondamente la società e l’economia sannita, chiaramente in peggio, a favore di quella romana, che aumentò i commerci le ricchezze e la disponibilità di schiavi.

 

Da qui finisce quindi l’epoca preromana e inizia la dominazione Romana dei nostri territori. Le vicende i metodi brutali usati da Manlio Curio Dentato e Cornelio Rufino nella campagna conclusiva furono inimmaginabili per la quantità di bottino e dal numero di prigionieri che ne derivarono. Dalla loro vendita si ricavarono più di tre milioni di libbre di bronzo; ciò consentì allo stato romano di emettere la sua prima serie di monete (il famoso "aes grave") e di dare l'avvio a un sistema monetario che fu rapidamente adottato, se non imposto, in tutta l'Italia centrale. Il saccheggio non fu tutto: è lecito ritenere che sui Sanniti gravò l'onere di fornire alle truppe nemiche cibo e vestiario, dato che requisizioni seguivano regolarmente la guerra, nell'uso dei Romani, che le consideravano il prezzo della cessazione delle ostilità. I termini del trattato non ci sono noti; Livio usa l'espressione "renovatum est", ma non si può pensare che esso ripetesse le stesse condizioni dei precedenti. Del resto, Tito Livio usa la stessa espressione nel caso dei trattati fra Roma e Cartagine, che sappiamo essere stati diversi fra loro. Dopo tutto, i Sanniti erano stati ridotti alla sottomissione, non avevano negoziato la pace ed è quindi certo che i loro rapporti con Roma dovessero subire un netto cambiamento a loro sfavore. Il territorio del Sannio era stato indubbiamente ridotto, e buona parte delle terre che gli erano state sottratte erano fra le più fertili (10).

L’aspetto sociale che ne conseguì fu drammatico per le nostre popolazioni infatti se ne può cogliere un’idea da un frammento di Fabio Pittore trascritto da Strabone forse attraverso la mediazione di Polibio, dove viene offerta una lapidaria valutazione circa gli effetti della definitiva conquista di questi territori realizzata nel 290 a.C. da Manlio Curio Dentato, con la  conseguente confisca di terre seguita alla repressione della rivolta delle popolazioni locali. Fu: «allora – leggiamo- che i romani si accorsero per la prima volta della ricchezza, quando divennero signori di questa popolazione sannita» … e poi, egli non ricorda l’episodio nella sua consistenza oggettiva, materiale , ma ne sottolinea soprattutto le conseguenze sociali diciamo così, culturali, di mentalità: i Romani (qui, evidentemente nel senso dell’aristocrazia della città) non soltanto erano diventati di colpo più ricchi ma «se ne erano accorti» - aisthesthai, hanno interiorizzato la percezione della novità - e sono per questo cambiati (11).

 

Deve essere stato questo il momento in cui la valle dell'alto e medio Volturno sostituì il Liri quale linea di confine fra i due stati. In altre parole, la Lega Sannitica perse Cominium, Amiternum, Atina, Aquilonia, Casinum, Venafrum e Rufrae. Cominium e Rufrae non compaiono più nella storia, mentre Atina, Casinum e Venafrum divennero praefecturae romane (12). Non sappiamo esattamente quando ciò avvenne, ma sembra probabile che esse smisero di essere "sannite" dal 290 a.C. in poi. Venafrum non poteva certamente far più parte del Sannio, se è corretta l'ipotesi che alcune monete del III secolo recanti scritte in osco ne provengano; ma ciò significherebbe anche che la città era, a quell'epoca, uno "stato indipendente" e non ancora una praefectura romana

La dominazione  Romana inizia ufficialmente dal 272 a.C. ma bisognerà aspettare l'Epoca Repubblicana, nella seconda metà del I secolo a.C. , per cominciare a vedere tracce di insediamenti romani prima con Silla e quindi dal 58 a.C. con Giulio Cesare a favore dei veterani del proprio esercito e di quello di Pompeo. Vi sono interessantissimi resti dell'acquedotto romano che da Valleluce alimentava i serbatoi dell'antica Casinum. Maggiori insediamenti di coloni romani si ebbero nel 40 a.C., per volere di Ottaviano e molto più tardi, nel terzo secolo d.C., con l'Imperatore Settimio Severo.

 

Bibliografia

 

(6)    Filippo Signore Tullia Pasquali Coluzzi. ROMANORUM MORES ET RES. Antologia latina. Lucarini. Scuola s.r.l. Roma 1992.

(7)    www.sanniti.info

(8)    Frances Pinnok. I sanniti nella valle di comino".  Editore: Einaudi. Anno: 2007

(9)     E.T. Salmon - Il Sannio ed i Sanniti, G. Einaudi Editore - Torino 1985.

(10)  Aldo Schiavone, La struttura nascosta. Una grammatica dell’economia romana, in storia di Roma IV, G. Einaudi Editore, Torino 1988.

(11)  E.T. Salmon - Il Sannio ed i Sanniti, G. Einaudi Editore - Torino 1985.

(12)  E.T. Salmon - Il Sannio ed i Sanniti, G. Einaudi Editore - Torino 1985.

(*)   Foto  www.sanniti.info